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#30settembre, si libera la musica?

Molti iscritti SIAE mi chiedono cosa sia la limitazione del mandato. Proviamo a fare ordine e a capirne un po’ di più.

Ai sensi dell’art. 180 della legge sul diritto d’autore, la SIAE è l’unico soggetto che, nell’ambito del diritto d’autore, può esercitare attività di intermediazione “per l’esercizio dei diritti di rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite e di riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate”.

In altre parole, l’attività di gestione collettiva dei diritti d’autore può essere esercitata, in Italia, esclusivamente, dalla SIAE.

Nel momento in cui un autore si iscrive alla SIAE, affida alla società l’intermediazione sui diritti relativi alle proprie opere. Sarà, quindi, SIAE a stipulare gli accordi di licenza e a riscuotere le royalties per le utilizzazioni delle opere stesse.

Come tutte le regole, anche questa ha un’eccezione. Ai sensi dell’art. 6, comma 9 dello Statuto della SIAE “L’associato ha le seguenti facoltà, esercitabili con effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo rispetto al momento di esercizio della facoltà medesima secondo le modalità previste dal Regolamento di cui all’art. 32: (i) limitare il mandato a determinati territori; (ii) escludere dal mandato i diritti di riproduzione e di comunicazione al pubblico limitatamente alle utilizzazioni sulle reti telematiche e di telefonia mobile o analoghe forme di fruizione delle opere, distintamente per utilizzazioni interattive e utilizzazioni non interattive”.

Per essere più chiari, gli associati possono operare una limitazione territoriale ovvero una limitazione relativa alle utilizzazioni (o entrambe). L’autore Tizio, quindi, potrebbe chiedere a SIAE di non intermediare i propri diritti in alcuni territori (SIAE gestisce i diritti anche all’estero, per mezzo di accordi di reciprocità con le altre società di gestione collettiva straniere) ovvero di non svolgere tale attività nel caso di alcune utilizzazioni, come, ad esempio, quelle on-line.

Tra le utilizzazioni che è possibile limitare, merita di essere menzionata quella relativa ai diritti di pubblica esecuzione, che coprono anche i diritti maturati dagli artisti in occasione delle esecuzioni dal vivo (ad esempio nei concerti) nei quali viene suonata la musica composta da loro.

Nel solco di tale possibilità, si stanno sviluppando alcuni progetti molto interessanti, che consentono agli autori di circoscrivere l’intervento di SIAE.

Vale la pena di segnalarne almeno tre (con la dovuta nota di trasparenza che si tratta di progetti seguiti in prima persona da chi scrive ovvero dallo studio legale E-Lex).

Il primo è quello lanciato oramai da tempo da Soundreef. La società inglese propone agli artisti italiani di limitare il mandato presso la SIAE e di affidarle la gestione dei diritti relativi ai concerti live. Le condizioni offerte – per quanto ne so – dovrebbero essere più vantaggiose di quelle riservate da SIAE, anche grazie ad una gestione completamente informatizzata, che consente agli autori di visualizzare, praticamente in tempo reale, le utilizzazioni delle opere e i diritti raccolti.

Il secondo progetto è stato invece pensato da Patamu, piattaforma specializzata nella tutela del plagio. In questo caso, non c’è affidamento del proprio repertorio ad un’altra collecting society, ma la piattaforma offre la modulistica per l’autoriscossione: l’autore, quindi, può consegnare questa modulistica all’organizzatore del concerto, precisando che si tratta di opere nei confronti delle quali è stata esercitata una limitazione del mandato. In questo modo, si evita la compilazione del borderò – nel caso di Soundreef, invece, il borderò viene compilato direttamente sul sito – e, ancora una volta, nulla è dovuto alla SIAE da parte dell’organizzatore del concerto.

La differenza tra i due progetti è data dal fatto che, nel primo caso, Soundreef paga direttamente all’artista le royalties raccolte. Nell’altro, invece, è l’organizzatore del concerto a poter versare all’artista quanto avrebbe dovuto pagare alla SIAE.

L’ultimo progetto, che partirà tra qualche giorno – sarà presentato alla fine di agosto nello spazio di Altroquando, presso i giardini di Castel Sant’Angelo a Roma – e si chiama Città Sonora. Gli ideatori sono due giovanissimi appassionati di musica, Tommaso Caldarelli e Alessandra Cristofari, che si sono posti l’obiettivo bello ed ambizioso di consentire agli artisti di strada di evitare il pagamento delle licenze SIAE (il cui costo, se non erro, è pari a 70 euro per ogni musicista).

Come si fa? Ancora una volta, chiedendo ai musicisti (o, per essere più precisi, agli autori) di limitare il mandato assegnato alla SIAE, in modo da permettere agli artisti di strada di suonare liberamente (ossia senza pagare alcuna licenza) i propri brani.

Se siete interessati a questi progetti, a parte visitare i relativi siti, vi invito a dare un’occhiata alla modulistica predisposta dalla SIAE. E a non dimenticare che la limitazione del mandato deve essere esercitata “Al momento della presentazione della domanda di associazione ovvero con un preavviso di almeno tre mesi rispetto alla scadenza di ogni periodo annuale di durata del rapporto associativo, l’Associato può esercitare le facoltà di cui all’art. 6, comma 9, dello Statuto, con apposita dichiarazione redatta secondo i modelli predisposti dalla Società” (art. 2, comma 2 Regolamento SIAE).

Insomma, o vi attivate entro il 30 settembre prossimo (con decorrenza dal 1 gennaio 2016), esercitando la limitazione del mandato, oppure vi precludete questa possibilità per un altro anno.

Non siate pigri…

Post scriptum del 21 settembre 2015:

Gli amici, si sa, servono anche a farti notare quando sbagli. Ecco, alcuni “amici”, con una discrezione che ho molto apprezzato, mi hanno fatto notare che in quest’articoletto, scritto alla vigilia della mia partenza per le vacanze, avrei commesso una grave e fuorviante imprecisione, scrivendo “testualmente” (forse stordito dalla calura estiva) che: “l’attività di gestione collettiva dei diritti d’autore può essere esercitata, in Italia, esclusivamente, dalla SIAE” anziché affermare, come sarebbe stato più preciso e più aderente alla situazione nazionale e comunitaria (almeno dal luglio 2008, ossia dalla decisione CISAC, che gli “amici” dovrebbero ben ricordare) che la SIAE è l’unico soggetto, stabilito in Italia, a poter svolgere attività di gestione collettiva dei diritti d’autore. Mi spiego ancora meglio, a vantaggio soprattutto dei miei “amici”: il monopolio di cui all’art. 180 l.d.a., determina che nessun’altra società avente sede in Italia possa operare nel mercato italiano, non che, nel medesimo mercato, l’attività di intermediazione e gestione collettiva non possa essere esercitata da altri soggetti, stabiliti all’estero. Anni fa, in un libro che i miei “amici” conoscono, avevo sostenuto non solo che fosse ammissibile che una collecting society straniera operasse nel territorio italiano (ipotesi, per la verità, riconosciuta non dal sottoscritto, ma dalla Commissione europea e oggi dalla direttiva sulle collecting society), ma avevo provato a dimostrare che l’art. 180 l.d.a. è, di per sé, contrario al diritto comunitario. Chi ha voglia (e un tempo superiore alla lettura di un post frettoloso), può andare a riprendere questo libretto e chiarirsi le idee sulla mia posizione al riguardo. Del resto, non ho detto nulla di particolarmente innovativo (e ancor meno di creativo): mi sono limitato ad unire le tessere del mosaico della disciplina e della giurisprudenza comunitarie. Non è difficile, basta saper leggere.